L'angolo del Sereni

mercoledì 21 febbraio 2018

Progettiamo l'amore incondizionato ~ Alternanza scuola-lavoro

La creatività non ha freni nella progettazione del Murales avente come soggetto principale la rappresentazione dell'amore universale in tutte le sue forme.

Gli studenti partecipanti al progetto, guidati dalla prof.ssa Sonnessa, dal prof. Anania, con l'aiuto di Michael Steinrotter e la consulenza tecnica di tre rappresentanti della Casa dei Colori di Maccagno ( Dino Mariani, Giorgio Bacchin e Pierangelo Sartorio ) sono al lavoro da mesi per tentare di rappresentare su un muro lungo trenta metri e alto due il semplice e per questo amplissimo concetto di “amore incondizionato”.


Il simbolo scelto per descrivere tale idea è un grande albero che, con i suoi rami, occuperà l'intera lunghezza del muro, abbracciando i numerosi esempi di amore che vi verranno raffigurati.

Un progetto colorato e di forte impatto visivo ed emotivo, che richiederà molta dedizione per essere realizzato.

Nonostante l'idea di base sia già stata delineata ed il progetto cartaceo realizzato, molte incognite rimangono riguardo alla trasposizione sul muro in cemento armato, che costituirà sicuramente la fase più delicata ed impegnativa del percorso.

Per pubblicizzare l'opera, si pensa inoltre di realizzare dei gadget che ritraggano alcune sue parti (quest'idea rimane, per il momento, solo un'ipotesi).

Ma perché un murales? La risposta è semplice: per lasciare un segno tangibile della dedizione e della passione artistica di noi studenti del Liceo, un segno che possa ispirare giovani come noi e spingerli, attraverso un fiducioso messaggio d'amore, a cambiare il nostro presente in meglio.

Giulia Cuomo (4A)

Riflessioni sull'alternanza scuola lavoro al Monsignor Comi

Da qualche mese, ogni venerdì, ci rechiamo alla Casa Albergo Mons. Comi per svolgere l’attività di alternanza Scuola Lavoro. Questa esperienza ci permette di metterci in gioco: sentirsi utili fa stare bene. Lavorare con i bambini ci ha permesso di scoprire qualità personali, come la pazienza e la passione. Nonostante il luogo in cui ci troviamo sia insolito per i bambini, sono proprio questi ultimi a rendere l’ambiente piacevole, gioioso e allegro. Solitamente, li assistiamo durante lo svolgimento dei compiti, giochiamo con loro nei momenti di svago, ascoltiamo i loro racconti e ci divertiamo insieme. Qui ci troviamo bene.

Laura, Sofia e Federica (4D)

Ci è stato chiesto più volte quale fosse lo scopo di fare volontariato e abbiamo risposto che quello che facciamo non è solo un “dare per ricevere”, poiché ciò che riceviamo vale molto più di quello che diamo.
Non si possono sempre fare cose grandi nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore.
Una cosa molto importante che abbiamo capito è che il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada.

Ilaria Notari, Giulia Di Marco

Questa esperienza di volontariato presso la struttura del Mons.Comi ci ha permesso di renderci utili in modo concreto aiutando, anche se per solo un pomeriggio a settimana, i nonni ed i bambini che rendono viva la struttura.
Martina 3C Lorenzo 3B

Piacevole pomeriggio è stato quello del 5 gennaio, quando abbiamo letto racconti riguardanti la befana.
Il pubblico, composto non solo da ospiti del Mons.Comi ma anche da bambini dai 6 fino ai 10 anni che partecipano al centro invernale, si è dimostrato attento e partecipe.
La lettura è stata accompagnata da tè caldo e biscotti,  che hanno contribuito a creare un’atmosfera casalinga ed accogliente.
Meraviglioso pomeriggio tranquillo e ben organizzato per augurare agli ospiti, dipendenti e bambini una serena Epifania
Sofia e Marta 4AL

mercoledì 14 febbraio 2018

Milano: sold out al teatro Fontana per “I Promessi Sposi”

Sabato 27 gennaio 2018 al teatro “La Fontana” di Milano si è tenuta la rivisitazione del regista Michele Sinisi del grande classico “I Promessi Sposi”.

Il regista ha voluto riadattare il romanzo all’attualità, rimodernando i personaggi ed ambientando la storia in un periodo più attuale.

I personaggi venivano interpretati da attori vestiti in maniera moderna; Lucia ad esempio usufruiva di pattini per muoversi sul palco ed anche i bravi erano somiglianti a dei mafiosi sia nel modo di vestire sianel modo di fare.

La scenografia era particolarmente semplice, tanto che non è stata cambiata per tutto lo spettacolo, ma nonostante questo gli attori si muovevano con coordinazione ed eleganza, come ad esempio nelle scene in cui Lucia pattinava e c’era necessità di particolare attenzione sia per quest’ultima sia per gli altri attori.

L’unico personaggio rimasto come lo descriveva Manzoni era Don Abbondio che, sia per modo di fare sia per abiti e linguaggio, era come nel romanzo; nonostante questa contrapposizione rispetto agli altri personaggi, si è amalgamato perfettamente in tutte le sue scene, ed è uno dei personaggi che più rimane impresso nelle menti degli spettatori, dato che lo spettacolo viene introdotto da lui che, con molta professionalità, passa da uno stato d’animo calmo e pacato ad uno irrequieto e tempestoso alla vista dei Bravi.

Lo spettacolo è molto complicato, per tanto gli spettatori più pigri e facilmente annoiabili saranno messi a dura prova, poiché le due ore e venti minuti di pura immersione nell’universo manzoniano modernizzato consisteva in un susseguirsi di scene lente e veloci, calme e rumorose.

"I suoni di sottofondo sono una parte importante per lo spettacolo- ha detto il signor Sinisi -poiché il cambio continuo di rumori, come possono essere la saldatrice o le altre musiche o ancora le “canzoni”, se così possiamo definirle (ride), strazianti dei Bravi mettono a dura prova l’ascoltatore".

Lo spettacolo era molto ben organizzato poiché i suoni di eccessivo fastidio erano ben dosati e quando iniziavano ad essere troppo insistenti divenivano musiche tranquille e rilassanti.

 È uno spettacolo che vale la pena vedere, divertente ed intelligente ma allo tesso tempo con note di sarcasmo mai eccessivo.

È stata una bella esperienza ed il regista è riuscito a dimostrare come un grande classico come “I Promessi Sposi” si possa definire moderno ed attuale.

Massimo Arricobene (2C)

Un'interessante esperienza sul volontariato

Durante queste vacanze natalizie, la classe 2C si è impegnata nel trovare informazioni sul volontariato in inglese, creando delle presentazioni che condividiamo volentieri con voi.

https://padlet.com/guardianangel/2l8encesvnyu

Siamo stati in diversi posti deputati al volontariato: nel canile di Varese, nella sede della protezione civile a Cugliate e nelle sedi dei vigili del fuoco e del pronto soccorso.

E’ stata un’esperienza molto utile perché ci ha fatto riflettere sullo straordinario lavoro che fanno i volontari che, nonostante non abbiano alcun rimborso, mettono a repentaglio la loro vita per salvarne delle altre.

Questa esperienza ci ha coinvolto molto, facendoci soffermare a pensare se un domani ci potrà essere un posto anche per noi nel volontariato.

Condividiamo con voi anche un video creato dalla nostra professoressa Del Favero con tutte le foto scattate durante la preparazione delle presentazioni.

http://www.delfaveroebook.altervista.org/2d--.html?cb=1518267839283


VALENTINA FRANCESE (IIC)

mercoledì 7 febbraio 2018

Intervista ai rappresentanti d'Istituto Tommaso Locatelli​ e Federico D'Agostino

Abbiamo intervistato altri due rappresentanti di Istituto, ovvero ​Tommaso Locatelli​ e Federico D'Agostino ​(​5^ B​) ponendo loro alcune domande per cercare di conoscere meglio due figure che quest'anno si sono messe a disposizione dell'istituto.

Cosa vi ha spinto a candidarvi come rappresentanti di istituto?
A candidarci ci ha spinto l’assenza, a nostro giudizio, di una vera figura di riferimento dopo che Vismara ha concluso il suo ciclo scolastico. Volevamo provare ad addossarci in prima persona questa responsabilità.

É stato difficile riuscire a convincere gli alunni a votarvi? E cosa avete fatto per riuscirci?
Il nostro intento non è mai stato quello di convincere qualcuno sofisticamente; abbiamo semplicemente esposto le nostre idee, molte delle quali sono ancora in fase di realizzazione.

Cosa ne pensate della figura del rappresentante di istituto? Come dovrebbe essere e cosa dovrebbe fare il rappresentante ideale?
Il rappresentante d’istituto deve essere una persona molto aperta al dialogo e ai suggerimenti, oltre che alle critiche; non deve essere qualcuno che lo fa solo per interesse personale o per mettersi in mostra, ma qualcuno che senta il bisogno di partecipare attivamente alla vita del liceo, organizzativamente parlando.


Ora siate un po' autocritici : come valutate il vostro lavoro dopo un quadrimestre?
Nel primo quadrimestre, ad essere sinceri, dovendoci confrontare con i nostri nuovi impegni non abbiamo fatto in tempo a organizzare sin da subito tutte le attività che avevamo in mente. Preparatevi però per un impegnativo e ben programmato 2018: il bello inizia ora!

Siete convinti delle scelte che avete fatto? Cambiereste qualcosa del vostro programma iniziale? 
Siamo convinti delle scelte che abbiamo fatto e non cambieremmo assolutamente nulla del nostro programma iniziale.

Ormai siete entrambi in quinta : cosa volete dire agli alunni che hanno intenzione di candidarsi l'anno prossimo?
Se volete candidarvi in quinta dovete pensarci bene due volte perché è davvero un grande impegno e non tutti potrebbero riuscire a gestirlo. L’anno giusto in cui iniziare sarebbe in terza o in quarta, in modo anche da prendere confidenza col ruolo stesso di rappresentante e i meccanismi della burocrazia scolastica.

Cosa pensate a proposito del coinvolgimento di ogni singolo alunno? Siete riusciti a coinvolgere capillarmente ed a far partecipare in modo attivo tutti alle questioni scolastiche?
No, questo è alquanto impossibile… molte persone sono rinchiuse nel loro microcosmo e, se non si ambientano subito nel clima del liceo, rimangono isolate anche negli anni successivi. Rompere questa barriera può essere davvero difficile, considerando anche il fatto che ad esempio scarsa partecipazione è riscontrata già a partire dalle risposte ai sondaggi (meno della metà degli studenti ha risposto al sondaggio su annuario e magliette). È anche vero che non abbiamo organizzato attività che possano coinvolgere tutti, ma basta che voi aspettiate ancora un po’… il 14 febbraio​ ci sarà la prima festa in assoluto durante l’anno scolastico del nostro istituto e quello di Isis e Itis più altre scuole di Varese al ​Loft53​. A breve conoscerete i dettagli.

Molti alunni si domandano come si organizzi un' assemblea o cosa avete dovuto fare per creare la tessera per gli sconti. In cosa consiste il vostro lavoro?
L’organizzazione delle assemblee in realtà non è un processo così complicato: molti dei contatti li avevano già vari prof dell’istituto, noi abbiamo aggiunto altre nostre proposte, con la collaborazione dell’associazione “amici del liceo”, e abbiamo poi fatto votare al comitato studentesco tutte le varie assemblee possibili. Quelle scelte sono state distribuite poi durante l’arco del secondo quadrimestre. Per quanto riguarda le tessere sconto, c’è da spendersi un po’ sul campo andando a parlare con i commercianti della zona. È un lavoro abbastanza lungo, soprattutto perché molte volte non si trovano i titolari dei negozi, ma ne è valsa la pena. Infatti siamo riusciti ad avere la convenzione con ben 22 attività locali tra cui bar, ristoranti e negozi di abbigliamento.

Martina Ceraudo e Federico Lanella, 3^ B

L’assemblea d’Istituto sul tema “Le dipendenze”

Il giorno 23 gennaio 2018, il “Liceo Sereni”della sede di Laveno Mombello ha svolto un’assemblea d’Istituto, organizzata da Lorenzo Conti, in collaborazione con gli altri rappresentanti appena eletti. Dopo aver eseguito regolarmente la prima ora di lezione, gli alunni del triennio si sono riuniti nella palestra della scuola, dove si è tenuta l’assemblea.
Il tema centrale su cui si è discusso è quello delle dipendenze, in particolare da droghe, alcol e giochi d’azzardo. 
Grazie all’intervento di Vittorio Glave, educatore presso la “Comunità Exodus” fondata da don Antonio Mazzi, gli alunni hanno avuto modo di chiarire alcuni dubbi personali e di conoscere aspetti nuovi riguardo le dipendenze. 
Inoltre è stato proposto un cortometraggio, realizzato da ragazzi come noi, per un progetto a cui ha aderito la loro scuola. Esso ha spinto alcuni ragazzi e ragazze a porre varie domande, ad esempio: “Che cosa ti porta a decidere di uscire dalla dipendenza?” Oppure “Come è scandita la vita all’interno della comunità?”. 
Tutte le domande hanno ricevuto subito risposte chiare e sincere.
Al termine dell’incontro, gli studenti del triennio sono rientrati nelle proprie classi, per lasciare spazio al biennio, dove hanno svolto regolarmente le ultime ore di lezione.




Alice Simonetta (classe 5A Laveno)

mercoledì 31 gennaio 2018

"Per ricordare... anche domani"

Ci avete dimenticato,
Anche se avete promesso di non farlo.
Ci avete dimenticato o, forse, non ci avete mai nemmeno conosciuto, in fondo eravamo solo numeri.
Non eravamo figli, genitori, dottori, studenti, operai..
Non eravamo un nome, una storia, un futuro, eravamo solo l'accusa di voler sottrarre il mondo, il potere.
Avete dimenticato i chilometri che ho corso per scappare dai soldati, i  vestiti nuovi che mi sono stati strappati, avete dimenticato i miei capelli lunghi che volevo far ancora crescere.
Avete dimenticato ogni cosa.
Poi, avete promesso di non rifarlo, di insegnare ai vostri bambini ad apprezzare la diversità, lo avete promesso davanti a quei film che trasmettete solo il 27 gennaio, quando alle volte vi vengono gli occhi lucidi.
Lo avete promesso a voi stessi durante la visita ai campi di concentramento, dove avete potuto solo vagamente immaginare le atrocità, dove qualcuno di voi si è scattato anche una foto ricordo, come si fa per le cose belle, senza pensare che di cose belle noi lí non ne abbiamo vissute.
Per un po' di tempo ve ne siete ricordati, poi avete ricominciato ad accusare chi non è come voi di volervi portare via il lavoro, ma prima degli stranieri avete accusato i meridionali e ancora prima non lo avete permesso alle donne.
Avete dimenticato il messaggio che doveva arrivarvi, e alcuni di voi azzardano ad esclamare “si stava meglio quando si stava peggio" o, “con Mussolini si dormiva con le porte aperte", senza pensare che quella non era una realtà di tranquillità e di fiducia ma di terrore, e al terrore dovreste preferire le porte chiuse.
Vi dimenticate di noi tutti i giorni, ogni volta che agite da razzisti, che vi fate convincere che con la violenza si arrivi alla pace, ogni volta che già il 28 gennaio non parlate più di noi.

Vi dimenticate di noi, ma noi no, non potremo mai dimenticare.

Stefania Rio (4U)

Perché le persone sono sempre ciò che fa la differenza.....

 È una semplice domenica sera, ed io sono in viaggio, su un non eccessivamente comodo sedile di un treno per nulla speciale. Tanti pensieri per la testa, tante speranze in petto, quando qualcosa interrompe il mio meditare: si illumina un ricordo, inseme allo schermo del telefono, è una e-mail dal liceo! (...da un amico da poco lasciato.)

L'e-mail esprime la richiesta di compilare un breve questionario, un tentativo di conservare una vicinanza, un contatto con me, e confessa la speranza di avermi dato "tanti strumenti" per raggiungere obiettivi e successi. Mi si allarga un sorriso, resto felicemente stupita, ma subito percepisco che c'è qualcosa di impreciso, che quella frase, per me, è povera, non rende giustizia. Mi raggiunge un desiderio, quello di rispondere, di specificare, perché quei semplici "strumenti" sembrano stridere con ciò che invece riecheggia dentro, con ciò che mi appare come un debito assai più grande.

Le parole sgorgano spontanee.

(Non credevo che sarebbero state pubblicate, credevo che queste mie parole sarebbero rimaste una voce sottile sottile, un bisbiglio tra i corridoi, un sussurro all'orecchio, ma se la mia esperienza potrà dare un po' di fiducia e speranza anche ad una persona soltanto, condividerla con voi sarà per me un prezioso guadagno di gioia.
Abbiate fiducia sempre, date a cose e persone la possibilità di stupirvi, di avere qualcosa per voi.)

"Di tutto cuore, se non è molesto, vorrei rispondere a quanto ricevuto.
Mi piacerebbe sottolineare, che non sono stati solo strumenti, quelli che il Liceo mi ha dato, al contrario, ne sono uscita con l'animo colmo di gioia, affetto, speranza, voglia di dare, di restituire, invasa dalla riconoscenza e dal desiderio di farmi dono. Non ho solo ricordi da adagiare in un bel cassetto appositamente adibito, e da tirar fuori con qualche amico in un del tutto incerto futuro, così, quasi per caso; ho invece qualcosa di ancora vivo, oserei dire persino incandescente, qualcosa che ha segnato in modo irreversibile la mia piccola esistenza e che dunque ancora mi infiamma. Perché il mio Liceo ha saputo esattamente accendere un fuoco in un petto che aspettava solo una mano a dar scintilla, un fuoco degno dello stesso Prometeo. Il mio Liceo, ha saputo tirare fuori il meglio di me, e lo ha fatto sì attraverso rimproveri - come negarlo, - ma lo ha fatto soprattutto attraverso una grande fiducia, una grande disponibilità, lo ha fatto con la delicatezza di una mano materna - o paterna, in base ai casi! - e una mano amica.

Il Liceo per me ha aperto uno squarcio in un pirandelliano cielo di carta, facendo certo crollare un mondo su misura, protetto e controllato, aprendo i confini dell'incertezza, ma aprendo innanzi tutto un infinito, con tutta la sua bellezza, e specialmente con la vastità del suo possibile.

Il Liceo. Ancora mi è difficile credere che sia finito, è chiaro che ne sono uscita con anche una gran bella dose di malinconia, consapevole di quanto continuerà a mancarmi. Ma la Nostalgia mi ha sempre insegnato ad apprezzarla, poiché è sempre venuta a me con una grande verità: quella di aver amato, e dunque vissuto, perché se fosse stato altrimenti, lei non si sarebbe certo scomodata. E quando si pensa all'amore, vengono sì in mente "cose" che si amano, ma soprattutto appaiono "persone", perché le persone sono sempre ciò che fa la differenza, e il Popolo del mio Liceo, ha fatto la differenza. Nella speranza che questa parola, tanto piccola agli occhi e alle orecchie, possa invece arrivarvi in cuore con tutta la sua forza e grandezza, semplicemente: GRAZIE."

Federica Zanini

VIAGGIO NELLA LUINO DEL SECOLO SCORSO

Mercoledì 17 gennaio 2018, noi ragazzi di 4^A abbiamo partecipato a un incontro tenuto da Maurizio Miozzi, esperto di storia locale: l'alternanza che ci coinvolge quest'anno consiste infatti nella scrittura di una piece teatrale ambientata nella nostra cittadina ma.... negli anni Trenta del Novecento.

 L'approfondimento storico è partito dalla stazione ferroviaria, all’epoca importante snodo commerciale e turistico, cruciale per i collegamenti tra la Svizzera e Milano. Probabilmente su quei treni saranno saliti anche partigiani ed ebrei diretti in Svizzera: ecco quindi un primo aggancio con il nostro progetto. 
Purtroppo però Miozzi ci ha spiegato che Luino non ha subito grandi modifiche durante il Ventennio, se si escludono pochi edifici pubblici, come la caserma della Guardia di Finanza ed il palazzo comunale. 
Purtroppo in quel periodo la stazione è stata privata della sua bella copertura in vetro e ferro, materiali riutilizzati per scopi bellici. Diverse modifiche al tessuto urbano sono avvenute dopo il periodo che abbiamo preso in considerazione, quindi non sarà per niente facile riuscire nel nostro compito. 
L’intervento di Maurizio Miozzi però ci ha sicuramente aiutati, non solo a conoscere, quanto a capire lo sviluppo urbano di Luino e delle sue infrastrutture, assai vivaci alla fine dell'Ottocento.

Federico Grilli, 4^A

mercoledì 24 gennaio 2018

Un museo tutto da scoprire

Nella giornata del 20 dicembre dell’anno scorso noi quintine della U ci siamo recate a Milano a visitare il museo del Novecento, accompagnate dai nostri cari prof. Fazio e Scolozzi.

Il museo fin dall’inizio ha mostrato la sua particolarità , la sua ubicazione è rilevante, affianco al Duomo, le sue vetrate si proiettano infatti sull’elegante galleria ottocentesca. Anche la struttura risulta interessante, costituita da rampe e scale mobili fino ad arrivare all’installazione neon di Fontana sul soffitto all’ultimo piano.


Il museo è sperimentazione, tutto può essere arte e l’arte suscita emozioni. Per Chiara D. l’arte di “Attesa” di Fontana, è emozione che va interpretata come il Novecento stesso.

"Attesa" di Fontana

Jessica G. invece è rimasta colpita dai quadri di Boccioni e dal cubismo di Picasso. Alice P. fa notare come anche l’ambiente diventi arte, è rimasta infatti colpita dall’ultima parte del museo riguardante la cinetica.


Il museo mostra quindi la rottura degli schemi tradizionali (Kandisnky) tipici del Novecento, quando l’arte diventó merce a causa di una società disgregata, ma caratterizzata da progresso e scienza.

 Alessia Luttosi e Melissa Matarazzo (5U)

Progetto Fratelli Maggiori.

Quest’anno per me è iniziata una nuova avventura: il triennio.

Nel triennio lo studente acquisisce ancora più responsabilità, ma ha anche la possibilità di mettersi in gioco. Infatti, per incentivare i ragazzi che hanno sfortunatamente preso il debito, gli alunni del triennio possono decidere di partecipare al  progetto  dei Fratelli Maggiori, che li aiuta a ripassare alcuni argomenti. Ho preso parte quest’anno al progetto proprio per mettermi in gioco (e lo ammetto, anche per saltare alcune ore) e ho fatto scoperte molto importanti!
Ad esempio, sapete quando un prof. dice ‘’Sono stufo di ripetere sempre gli stessi argomenti..’’ ma voi non lo avevate mai sentito dire quella certa cosa? Non è una bugia! Ripetono sempre le stesse cose per almeno 30 ore alla settimana: devastante.
A partire da questo, so che la mia carriera lavorativa non toccherà mai minimamente l’insegnamento!
Ma c’è anche del divertente: si riesce sempre a confrontarsi con gli altri e scoprire addirittura elementi nuovi:  scegliendo inglese come materia da ‘’insegnare’’, in ogni classe in cui andavo imparavo qualche vocabolo nuovo: fantastico!
E’ stato davvero interessante mettermi alla lavagna e scrivere l’argomento che poi avrei dovuto provare a spiegare. E’ incredibile come non ci si renda conto quando si è dall’altra parte!
Consiglio a tutti di partecipare, anche perché si guadagna il credito formativo!
L’ultima classe che ho avuto è stata la 2A: eccoli qui nella foto insieme alla mia compagna di classe che mi ha accompagnato giorno per giorno in questa piccola avventura, Giulia Steinrotter!

Alessia Maselli,3AL

Una riflessione sul tema dei confini

Sin da piccoli ci insegnano a delimitare i confini.
La maestra chiedeva di imparare a memoria quali fossero i confini dell'Italia e noi li ripetevamo come pappagalli.
Oggi ripenso a quella parola,"CONFINE","con una fine", e mi chiedo "chi ha deciso che i paesi del mondo debbano avere una fine?"
"Chi ha posto dei limiti territoriali? Ma soprattutto "perché?"
Io penso che i limiti si pongono per paura, penso che i limiti servano perchè altrimenti ci sarebbero conseguenze anche negative, ma sono sicura che sia proprio la paura di queste conseguenze a porci dei limiti. Dunque "perchè l'uomo ha posto dei confini?"
Di cosa ha paura "L'UOMO", l'animale superiore, dotato di ragione e pollice opponibile, l'essere che tutto può, che si è posto al centro del mondo e si è nominato artefice del proprio destino?
Giungo alla conclusione che l'uomo abbia proprio paura dell'uomo!
L'uomo è un Io, dotato di identità e pone dei confini per paura di un altro Io, di un'altra identità, di un altro modo di pensare, di indossare dei vestiti, di un altro modo di cibarsi, di un'altra qualità di vita.
Così l'uomo, assetato per qualità innata, di essere superiore, traccia delle barriere su un terreno non suo, non dei suoi genitori e nemmeno dei suoi antenati, di cui non può controllare il tempo, e nemmeno imporre qualcosa,  semplicemente si limita a dire "tu qui non puoi entrare liberamente perché sei diverso"
Ma la diversità non era un fattore positivo?
Insomma, se fossimo tutti uguali sarebbe noiosa la vita. Immaginate per esempio se tutti avessero le stesse idee politiche, lo stesso gusto nel vestire e le stesse preferenze culinarie: di cosa si parlerebbe?
La diversità, un fattore positivo spesso costretto a diventare un atteggiamento di negazione della propria identità al fine dell'accettazione.
La diversità come negazione della soggettività..... Orribile! Forse dovremmo rinunciare alla pretesa di assimilare l'altro a noi, rinunciare alla totalità e salvaguardare le differenze culturali. Per far ciò però è necessario ritenersi "CERTI" e non migliori, conoscere noi stessi fino in fondo.
Non essere migliori ma sicuri di valere, così che nessuno possa mai metterci nelle condizioni di rinnegare la nostra propria identità per essere accettati.
A volte dovremmo piuttosto chiederci perchè un uomo scappa dal paese in cui vive, mettendo in pericolo la sua vita e quella della sua famiglia, abbandonando la sua terra e i suoi amici.
Forse per cercare ciò che cercano tutti gli uomini, la felicità e forse "SCAPPARE" è la loro ultima chance, forse hanno già provato a ribellarsi alla guerra e hanno capito che il fuoco non si spegne con il fuoco.
Dunque provano a cercare altrove ciò che dovrebbe essere per loro un diritto, la libertà, la sanità, il benessere e un lavoro, ottenendo invece spesso sfruttamento, emarginazione e atti razzisti e non comprensione,  tutto dettato dalla paura e dai pregiudizi. Potremmo allora dire che ci sono persone costrette a scappare perché nei paesi in cui vivono c'è la guerra, una guerra fatta per il dominio e per il potere da sempre forza motrice della storia, persone che un domani potremmo essere noi, che in passato siamo già stati, persone che chiedono solo di essere felici.
Potremmo allora dire che ci sono persone che hanno bisogno del potere per essere ricche e persone che hanno bisogno solo della felicità.

Stefania Rio (4U)

mercoledì 17 gennaio 2018

ESSERE UN “FRATELLO MAGGIORE”

Cosa significa fare il fratello maggiore? Sicuramente è un compito gratificante, ma anche molto impegnativo.
Durante la settimana di recupero, ho trascorso ben diciassette ore con la 1^A, la 2^A e la 2^B per fare appunto da tutor di matematica ai ragazzi che ne avevano bisogno. 
É stata un'esperienza positiva sia per loro sia per me. Infatti, se da una parte loro hanno potuto rivedere gli argomenti senza avere davanti direttamente un insegnante, io mi sono messo alla prova ogni volta che sorgeva un dubbio. 
Ammetto che è stata anche un'esperienza non semplice e immagino che anche per i ragazzi che ho aiutato sia così. Nonostante ciò, io per primo mi sono divertito soprattutto perché, non essendo un insegnante, ho dovuto cercare un modo per far capire gli argomenti che presentavo, quindi ho provato a scherzare con loro e anche a provocarli. 
Gli insegnanti sono sempre stati disponibili ad aiutare sia noi tutor (anche noi abbiamo avuto bisogno per ricordare argomenti del biennio) sia, ovviamente, i loro ragazzi, partendo già dalla divisione in gruppi per svolgere l’attività di recupero. 
Non so se abbia funzionato o se aver ripassato insieme a loro servirà a qualcosa. Quello che è certo è che essere un  "fratello maggiore" è un'esperienza davvero formativa, forse più per noi che per chi ha avuto bisogno di aiuto.

Federico Grilli, 4^A

mercoledì 10 gennaio 2018

Intervista a Sofija Zobina, rappresentante di Istituto

Intervista a tu per tu con Sofija Zobina, tra elezioni e molto altro.

-Quali sono i tuoi progetti?
Innanzitutto l'ampliamento dell'offerta formativa e l'utilizzo degli spazi già presenti nell'istituto per sfruttarli nel modo più opportuno; come ad esempio per le Jam Session.

-La tua lista si chiamava "Condivisione di consapevolezza": cosa vuol dire?
Inizio col dire che per "consapevolezza" si intende una maturità e un senso di rispetto reciproco, soprattutto in ambito scolastico; e per "condivisione" si intende lo spazio che condividiamo, quindi la nostra scuola.

-Hai una frase tipo, una sorta di motto?
Sì:  "sapere è potere", ma non è proprio un motto.

-Cosa intendi per "maturità"?
Come maturità non intendo solo quella cartacea, bensì quella a "livello umano", ovvero ciò che ci dà la possibilità di prendere coscienza di noi stessi e delle nostre capacità.

-Quale immagine dovrebbero dare i rappresentanti?
Prima di tutto dovrebbero metterci la faccia e non solo proporre divertimento, ma anche fronteggiare tutti i problemi che ci sono

-Cosa ti ha spinto a creare la lista?
Sia Sonny che io siamo due musicisti e abbiamo una grande passione per la musica, quindi abbiamo pensato che con le nostre idee sia giunta l'ora di una svolta, un po' per tutto! Come ad esempio la "classica" presentazione dei corsi POF o i crediti, che dovrebbero servire a costruire una base culturale più "approfondita" e sviluppare un senso critico; questo senso critico deriva spesso dalla musica, dall'arte e da tante altre cose che spesso, fra noi ragazzi, vengono spesso lasciate da parte.

-Sofija, sono venuta a sapere che ti hanno affidato un compito molto importante... parlacene un po'...
Mi é stato affidato il compito di scrivere e "dirigere" un cortometraggio per l'AVIS, dato che quello vecchio è un po' datato. Sarà un cortometraggio con un linguaggio musicale, niente dialoghi o battute, solo musica, che sarà autoprodotta durante le Jam Session, dato che la SIAE costa veramente tanto. Ci saranno quattro protagonisti:una dottoressa, un muratore, un pompiere ed un migrante; ci saranno scene di vita familiari e poi un momento di tensione, la musica si incupisce, ci sono delle urla. Si capisce il ruolo fondamentale che l'AVIS ha in queste situazioni e di conseguenza quanto l'AVIS abbia bisogno di donazioni.

-È un'idea molto bella! Hai già delle persone che ti aiutano, hai già gli attori?
Assolutamente no, allora parto col dire che non cerco attori ma persone che hanno voglia di fare, di mettersi in gioco e di "sfondare". Sarò spalleggiata forse da Sara Maestri che mi aiuterà con la direzione e tutta la parte "tecnica".

Un intenso primo piano di Sofija durante la lettura di un brano dedicato alla Giornata contro la violenza sulle donne

Irene Brioschi, 2BL

mercoledì 20 dicembre 2017

NATO PER L’ACQUA. Federico Morlacchi si racconta a Davide Di Giuseppe


Sabato 16 dicembre, nella splendida cornice della Sala Consiliare del Comune di Luino, il prof. Davide Di Giuseppe ha presentato la sua ultima opera “Nato per l’acqua”, una lunga intervista biografia su Federico Morlacchi, il giovanissimo luinese che ha vinto nel nuoto un numero incredibile di  medaglie, tra cui due titoli mondiali e sette medaglie, di cui un Oro, alle Paraolimpiadi di Rio nel 2016.
Dopo “Il deserto di fiori” e “Le ragioni di Giulio”, il prof. Di Giuseppe ha spiegato come è nata l’occasione di questo ultimo libro: durante un programma radiofonico, ha conosciuto Federico e insieme hanno organizzato una lunghissima intervista a più voci: perché non c’è solo Federico che parla, ma anche la mamma Manuela, il papà Luciano (Lucio per gli amici), il fratello, la nonna e tutti gli amici che hanno sostenuto questa sua incredibile avventura.
Avventura cominciata a soli tre anni, quando il pediatra consigliò la mamma di Federico di portarlo in piscina per prevenire eventuali problemi alla schiena.
E qui Federico ha scoperto il suo mondo, il suo elemento naturale: ha scoperto di essere “nato per l’acqua”.
E davvero il prof. Di Giuseppe è riuscito a rendere tra le righe questo specialissimo legame tra Federico e l’acqua. Alcune delle pagine più belle sono state lette da Sofjia Zobina, la nostra liceale che ogni volta dimostra un talento unico nella capacità di interpretare e trasmettere all’ascoltatore parole ed emozioni.
Una serata gradevolissima, intervallata da video e fotografie, che ci hanno fatto rivivere la vita di Federico e la sua vittoria più prestigiosa nei 200 misti a Rio.  Il tutto sotto l’attenta regia della curatrice di eventi Rosanna Mineo, che ringraziamo per averci fornite le splendide fotografie.
Grazie Davide, grazie Federico, soprattutto per l’insegnamento che si ricava dalla lettura di questo libro: mai arrendersi, quello che può sembrare uno svantaggio può essere trasformato in un punto di forza: e questo è vero non solo per persone eccezionali come Federico, ma per tutti!!
La Redazione






HANNO BRUCIATO “LA NOSTRA CASA”: viaggio nella mente e nell'anima dell'incendiario

Il giorno 25 Ottobre 2017 è scoppiato un incendio boschivo nel Parco Regionale del Campo dei Fiori, sul versante meridionale dell'omonimo Massiccio,sviluppando in poco tempo una muraglia di fumo visibile a chilometri di distanza. Nonostante l'intervento di due canadair, di un elicottero, di decine di operatori dei vigili del fuoco e di volontari della protezione civile, le fiamme hanno tenuto in ansia la popolazione per oltre una settimana, lambendo l'Osservatorio Astronomico, il Grand Hotel e diverse abitazioni nei comuni di Comerio e Luvinate.
Ogni Varesino e Varesotto che porta in sé valori spirituali e umani si è sentito ferito, in quanto il Parco è motivo di orgoglio e fondamento di progresso, ed è un po' la nostra casa, che apriamo volentieri a tutti coloro che decidono di visitarla o di abitarla.
L'incendio è raramente un fatto naturale, di solito viene provocato in maniera del tutto intenzionale per mano di individui che quasi sempre rimangono ignoti. Chi ha bruciato i boschi del Campo dei Fiori non si è improvvisato incendiario, ha studiato attentamente la zona dove appiccare il fuoco e la tecnica di innesco, ed ha posto in essere il diabolico piano nel momento in cui era certo di godere del supporto del vento. Si può dire che abbia agito con “maestria”, visto che è riuscito a raggiungere l'obiettivo di distruggere ettari di bosco e incommensurabili germi di vita. Sì, perché solo chi conosce direttamente il bosco sa che è in ogni suo tratto un fluire nascosto e incessante di vita, anche là dove la natura sembra aver completato il suo corso.
Nella nostra società incentrata sull'avere e sul profitto, la devastazione ambientale rientra nella logica di chi vuole affermare il proprio “possesso” su qualcosa: un Ente come il Parco che impone regole precise sul paesaggio, il taglio dei boschi, la destinazione d'uso dei terreni, in generale la tutela dei valori e dell'unicità delle meraviglie della natura può infastidire chi non è consapevole che l'ambiente è un bene comune fondamentale, di cui gli esseri umani sono parte integrante. Si potrebbe quindi ipotizzare un atto di ritorsione contro l'Istituzione Parco, percepito come ente prescrittivo e sanzionatorio, e non come promulgatore di miglioramenti della biodiversità, di protezione di specie animali e vegetali, oltre che di monumenti naturali.
È chiaro che l'incendiario è un materialista, che se ne “infischia” della distruzione ambientale, pronto a calpestare la sacralità della vita in nome di un egoistico bisogno di sentirsi “padrone” di una certa quantità di risorse, sulle quali avere potere assoluto di gestione. Il poveretto non ha ancora compreso che la strada maestra verso il vero benessere e la piena realizzazione dell'io passa per la salvaguardia dell'ambiente, la rivalutazione delle relazioni sociali ed interpersonali autentiche e la famiglia intesa come convivenza umana basata sull'amore e sul rispetto.
Lo spartiacque tra barbarie e buona vita sta nella reimpostazione dei valori sui quali si basa la nostra esistenza, nella raccolta e messa in ordine delle priorità. Non dimentichiamo che l'ordine è uno dei principi elementari della natura che ne salvaguarda l'equilibrio. Il fare ordine è dunque un esercizio fondamentale per non sprofondare nel caos dell'individualismo, e dovrebbe essere un impegno globale volto ad organizzare la vita in maniera più cosciente ed avveduta.
Ciò è già ben chiaro nella Sede del Parco del Campo dei Fiori a Brinzio, dove si incontrano operatori che credono con convinzione nel valore ambientale e culturale del proprio lavoro. I giovani che si avvicinano a “questa isola che c'è” apprendono con stupore che esistono ancora luoghi in cui si lavora per il conseguimento di ideali ambiziosi, svincolati dalla logica del profitto e del carrierismo.
Il motore che muove questa realtà è la convinzione che tutte le creature viventi abbiano pari dignità e diritto di rispetto.

Piccolella Gabriele  (5 A Laveno)